Geoffrey Hinton a gennaio ha alzato ancora i toni. In un'intervista ripresa da Business Insider si è detto «very sad» per ciò che l'IA è diventata, l'ha definita «extremely dangerous» e ha avvertito del rischio di forti perdite di posti di lavoro. Il suo messaggio resta netto: l'IA può portare benefici, ma stiamo correndo più veloce della nostra capacità di governarla.
Dario Amodei ha mantenuto una linea dura. A Davos ha avvertito di possibili perdite di posti di lavoro con l'accelerare delle capacità dei modelli; pochi giorni dopo ha dichiarato che l'IA supererà le capacità cognitive umane nella maggior parte dei compiti entro un «small number of years». Se questa previsione fosse anche solo parzialmente corretta, la conseguenza sul lavoro impiegatizio sarebbe enorme.
Demis Hassabis ha aggiunto un tassello complementare: a febbraio ha detto a Bloomberg che i rischi dell'IA richiedono attenzione urgente e cooperazione internazionale, distinguendo tra uso malevolo da parte di attori ostili e rischi tecnici interni a sistemi sempre più autonomi. È una posizione meno apocalittica di Hinton, ma porta allo stesso punto operativo: più autonomia dei sistemi significa più bisogno di governance, standard e responsabilità umana chiara.