In Germania la stessa domanda prende la forma più estrema: si può mettere fuorilegge il partito più votato? Dopo il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt, una mozione trasversale firmata da oltre cento deputati chiede alla Corte costituzionale di valutarne il bando, e persino un peso massimo della CDU come Hendrik Wüst rompe le righe del proprio partito per invocare «un primo passo». Il cancelliere Merz frena — vietarlo, ripete, «non risolverebbe il problema» —, ma la frattura ormai attraversa il centro, non solo i margini.
Negli Stati Uniti l’appartenenza si misura in schede: venerdì è iniziato il voto anticipato per le elezioni di midterm, mentre l’amministrazione continua la sua campagna su chi possa considerarsi elettore legittimo. E in Cina il paradosso è quello di una generazione che non riesce a entrare affatto: la disoccupazione giovanile è risalita al 18,9 per cento, record dal 2023, con una massa di laureati che l’economia non assorbe e l’IA rende superflui prima ancora di assumerli.
Dovunque, questa settimana, qualcuno riscrive le regole dell’appartenenza — a una nazione, a un elettorato, a un mercato del lavoro — e quasi sempre sono i più giovani a trovarsi sul lato sbagliato del confine.
- La destra di governo corre sul terreno della propria opposizione
- L’opposizione ritrova terreno mentre si aprono le urne
- Ammirata da fuori, incapace di collocare i propri laureati
- L’IA toglie il primo gradino della scala
L’istinto della settimana è stato sorvegliare l’appartenenza. A Roma Meloni ha tracciato la linea alla porta dell’aula — il velo, la lingua, la quota. A Magdeburgo l’establishment ha valutato se il partito scelto dalla maggioranza relativa possa stare in politica. A Washington si sono aperte le urne mentre si litigava su chi possa avvicinarle. A Shenzhen la porta del lavoro semplicemente non si è aperta.
Tira il filo e attraversa i continenti: le regole dell’appartenenza — a una nazione, a un Parlamento, a un elettorato, a un mercato del lavoro — vengono rinegoziate tutte insieme, e la stessa generazione finisce sempre fuori dalla linea che si sta tracciando.
È la convergenza silenziosa della settimana: mentre i governi legiferano su chi può stare in un’aula o in un Parlamento, il mercato del lavoro decide chi può entrarvi affatto — e per una parte crescente dei giovani la risposta è: non ancora, forse mai con le vecchie regole.
Sotto di esse ne corre una quinta, più silenziosa: l’intelligenza artificiale che toglie il primo impiego con cui i giovani entravano nell’economia adulta. La politica dell’appartenenza è rumorosa e legiferata; la sua economia è silenziosa e automatizzata. Ma la generazione sul lato sbagliato di entrambe è la stessa — e nessun divieto a scuola o messa al bando di un partito aprirà la porta che gli algoritmi delle risorse umane stanno chiudendo in silenzio.