Petrolio verso i 100 dollari: due banche centrali si girano, e il mercato vende anche i conti buoni
Ci sono giornate in cui il mercato scende e non succede nulla, e giornate in cui il mercato scende perché è cambiato il terreno sotto i piedi. Giovedì 23 luglio è stata della seconda specie: il collasso del cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran ha portato il petrolio verso i 100 dollari al barile, e nel giro di poche ore due banche centrali si sono girate nello stesso giorno per la stessa ragione. La Federal Reserve è passata a una probabilità del 78-82% di rialzo a settembre, e la Banca Centrale Europea, pur lasciando i tassi fermi, ha aperto esplicitamente la porta alla stessa mossa. Quarantotto ore prima quella probabilità americana stava fra il 55% e il 60%, e la discussione era su quando sarebbe arrivato il prossimo taglio.
Sotto quel cambio di terreno, la seduta ha prodotto un fenomeno che vale più di qualsiasi indice: le società che hanno battuto le stime sono state vendute quasi quanto quelle che le hanno mancate. Qui sotto i fronti della giornata, titolo per titolo, con la posizione del nostro modello di ai trading e l'analisi tecnica da cui nasce. Ogni nome è collegato alla sua ultima analisi pubblicata.
Il cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran è collassato: tredicesima notte consecutiva di raid su Teheran, primo attacco degli Houthi a due petroliere saudite nel Mar Rosso, navi cisterna fermate dalle Guardie della Rivoluzione nello Stretto di Hormuz e la sospensione dei carichi del Caspian Pipeline Consortium, che da sola toglie l'80% dell'export kazako. Brent e WTI hanno guadagnato oltre il 6% in una seduta, col Brent che punta ai 100 dollari.
La differenza rispetto ai rialzi delle settimane scorse sta nella natura del movimento: non è un premio per il rischio, è un problema fisico di offerta. Navi ferme, un oleodotto che smette di caricare, rotte marittime che diventano pericolose. Un'inflazione che rientrava grazie all'energia si è rivelata per quello che era, cioè fragile.
La conseguenza è arrivata su due continenti nello stesso pomeriggio. Negli Stati Uniti la probabilità di un rialzo della Federal Reserve a settembre è salita al 78-82%, spinta anche da richieste di sussidio di disoccupazione ai minimi dal 1969: un mercato del lavoro ancora rovente toglie alla banca centrale l'alibi per stare ferma. In Europa la BCE ha lasciato i tassi invariati come atteso, ma la presidente ha citato esplicitamente i rischi inflattivi del petrolio, aprendo la porta a settembre.
Sul greggio i nostri nomi erano già dal lato giusto: BPLong e ShellLong hanno chiuso in progresso a Londra, fra i pochi comparti in verde in Europa, e TotalEnergiesShort ha più che raddoppiato l'utile netto del trimestre a 4,7 miliardi di euro grazie a un prezzo medio del barile salito di oltre il 50% su base annua, alzando anche l'acconto sul dividendo.
Texas InstrumentsLong ha riportato utili e ricavi sopra le attese, ha alzato la guidance del trimestre in corso e ha incassato rialzi di prezzo obiettivo da tre case d'investimento. Ha chiuso in calo del 3,1%. ServiceNowShort ha aperto fino al 7% sopra dopo una trimestrale con ricavi in crescita del 24% e prospettive alzate, poi ha invertito completamente rotta e ha chiuso a meno 3,7%.
Il motivo di questo comportamento è lo stesso che ha mosso i tassi. Quando il costo del denaro può salire, il prezzo che si è disposti a pagare per gli utili di domani si comprime, e i titoli che vivono di crescita futura pagano per primi, a prescindere da quanto sia stato buono il trimestre appena chiuso. È un meccanismo che si ripete, e per questo va preso sul serio.
Le azioni TeslaShort sono state il crollo del giorno, oltre il 14%: ricavi battuti a 28,24 miliardi di dollari con consegne record, ma utile per azione a 0,33 dollari contro 0,51 attesi e margine operativo sceso all'1,4%. Il giorno dopo è piovuta una raffica di tagli ai prezzi obiettivo. AlphabetShort ha proseguito il calo di circa il 7% aperto la sera prima: ricavi in crescita del 24% e cloud a più 81%, ma spesa per investimenti 2026 alzata a 195-205 miliardi e il primo flusso di cassa libero trimestrale negativo della sua storia.
La paura della spesa per l'intelligenza artificiale si è propagata a tutto il gruppo. AmazonShort ha ceduto il 4,6%, ma per una ragione sua: un'indagine della commissione per le piccole imprese del Senato americano su un possibile canale di influenza cinese sul suo marketplace. MetaLong e MicrosoftShort sono scese per pura simpatia settoriale, senza notizie negative proprie, e AppleLong ha limitato il calo all'1,3%.
Due eccezioni raccontano la logica della giornata meglio di ogni media. MicronShort è salita del 3,2%, unico grande dei semiconduttori in progresso, perché l'aumento della spesa per investimenti di Alphabet e Tesla è il suo fatturato. E IntelShort, scesa in seduta per trascinamento, è balzata fino al 9% nel dopo-borsa quando sono arrivati i conti: utile in beat, ricavi a 16,1 miliardi, divisione data center in crescita del 59%.
Lockheed MartinShort è balzata di oltre il 10% dopo un trimestre nettamente sopra le attese — utile per azione a 7,94 dollari contro 7,23 attesi, ricavi a 20,1 miliardi in crescita dell'11% — con la guidance dell'anno alzata su tutta la linea e un portafoglio ordini record a 230,4 miliardi, in aumento del 38% su base annua, che include un contratto da 35 miliardi per la difesa antimissile.
RTXLong ha seguito lo stesso copione guadagnando circa il 7%, con un portafoglio ordini a 289 miliardi e la guidance alzata. HoneywellShort, alla sua prima trimestrale da società autonoma, è salita del 4,7%, e GE VernovaLong ha rimbalzato di oltre il 4% recuperando parte del tonfo del giorno prima, con ordini in crescita dell'88% nella divisione elettrificazione. Fra gli industriali, CSXLong ha guadagnato quasi il 6% su ricavi trimestrali record.
Guardando solo i grafici, questa salita somiglia a una classica rotazione difensiva: denaro che scappa dalla crescita e si mette al riparo nei settori noiosi. Le notizie dicono un'altra cosa. Lockheed e RTX sono salite su conti sopra le attese e portafogli ordini che la geopolitica sta riempiendo davvero. È il raro caso in cui la stessa notizia che disturba tutto il mercato alimenta gli utili di un comparto.
Milano ha chiuso a meno 2,8%, il peggior indice europeo della giornata, trascinata da tre nomi pesanti e da una sola lezione ripetuta tre volte.
Le azioni STMicroelectronicsShort sono state il caso più duro, con un calo fra il 15% e il 18%. Eppure il trimestre non era brutto: la società è tornata all'utile con 222 milioni di dollari contro una perdita di 97 milioni un anno prima, su ricavi in crescita del 26%. A far crollare il titolo sono stati il margine operativo lordo sotto il consenso e soprattutto la guidance sul trimestre in corso, arrivata sotto le attese. Il mercato ha punito la prospettiva, non il consuntivo. Il calo si è propagato per contagio anche a InfineonShort, giù di oltre il 6% senza notizie proprie.
UniCreditLong ha diffuso la semestrale più forte della sua storia — margine di intermediazione a 6,52 miliardi di euro sopra il consenso, utile netto trimestrale a 2,91 miliardi, guidance sull'utile dell'anno rivista da «almeno 11 miliardi» a «ben oltre 11 miliardi» — e ha chiuso in calo del 4,6%. È vendita sulla notizia dopo un rally lungo. Sul fronte Commerzbank l'amministratore delegato attende ancora il via libera della vigilanza per chiudere entro l'anno; su Generali si è tenuto sulle sue.
MonclerShort ha perso quasi l'8% nonostante ricavi semestrali in crescita del 5% — del 9% a cambi costanti — e un utile netto salito a 164,7 milioni di euro da 153,5. Anche qui la reazione ha riguardato le prospettive, e il crollo dei semiconduttori si è trascinato dietro tutto il lusso italiano.
A Parigi il titolo della giornata è stato AirbusLong, salita di quasi l'8% dopo aver confermato la guidance dell'anno e presentato nuovi obiettivi di redditività per il 2029, con un risultato operativo rettificato atteso fra 12 e 13 miliardi di euro, oltre a un riacquisto di azioni proprie da 5 miliardi su tre anni. È l'altra faccia della difesa: ordini lunghi e visibili, esattamente quello che il mercato compra quando i tassi mettono in dubbio tutto il resto.
BNP ParibasLong ha riportato un utile netto in crescita del 33% a 4,3 miliardi di euro, con il patrimonio già al livello obiettivo previsto per il 2027. In Germania SAPShort ha chiuso un trimestre con ricavi in crescita del 9% e cloud a più 22%, alzando la guidance sul risultato operativo, sebbene l'utile per azione sia arrivato sotto il consenso: i risultati sono usciti a mercato di Francoforte già chiuso, quindi la reazione piena si vedrà nella seduta successiva.
A Londra, oltre ai petroliferi, le banche si sono mosse in progresso — BarclaysLong e LloydsLong fra l'1% e il 2% — in vista di una settimana di trimestrali che le riguarda tutte. Senza notizie societarie proprie: è posizionamento in attesa dei conti.
Il Bitcoin è sceso sotto i 65.000 dollari dopo le minacce di un attacco su larga scala all'Iran, colpendo i suoi proxy più diretti: CoinbaseShort ha ceduto circa il 3% e StrategyShort il 6,4%.
Nello stesso giorno, però, l'intero comparto dei minatori è andato in verde: CipherShort oltre il 5%, MARAShort e TeraWulfShort intorno al 3%, RiotShort e CleanSparkShort circa il 2%, con la sola IRENShort in calo per presa di beneficio dopo il rally dei giorni precedenti. Il motore è una copertura settoriale avviata da una grande banca d'affari con giudizio positivo, che li riclassifica non più come scommesse sul Bitcoin ma come infrastruttura per l'intelligenza artificiale e i centri dati. Una tesi di riclassificazione ha sovrastato il movimento del sottostante: succede di rado, e va annotato.
Sul resto della crescita ad alto multiplo la giornata è stata di vendita indiscriminata: ShopifyLong ha perso circa il 5%, UnityLong il 4,6%, Trade DeskShort il 4,5%, RobloxLong il 4,2% e AppLovinShort il 3,3%, nessuno per un catalizzatore proprio. PalantirShort, che il giorno prima aveva perso oltre il 6% fra lo scrutinio del regolatore britannico e l'emergere di un concorrente aperto, si è invece quasi stabilizzata.
AlibabaLong ha perso il 2,1% dopo l'annuncio di due nuove indagini per class action azionaria da parte di studi legali americani, sulla scia della multa dell'Unione Europea ad AliExpress. Il resto del paniere cinese è stato misto: BaiduShort poco mossa mentre prosegue il percorso verso la doppia quotazione primaria a Hong Kong, XPengShort in calo del 2% e Li AutoShort in progresso del 2% in controtendenza.
Sul consumo americano due storie diverse con lo stesso segno. NikeShort ha ceduto quasi il 3%, proseguendo la pressione iniziata con l'annuncio che dal gennaio 2027 interromperà gli accordi di vendita online con i distributori all'ingrosso nella Cina continentale, per concentrarsi sui soli canali digitali ufficiali. DisneyShort ha perso oltre il 3% su timori di rallentamento dell'affluenza nei parchi tematici e sui costi della transizione della sua rete sportiva verso il modello diretto al consumatore.
Una nota di onestà sul Brasile: le fonti consultate divergono sulla chiusura dell'Ibovespa, fra una lettura in forte rialzo e letture intraday negative, e le poche notizie societarie individuate non sono ricostruibili con sufficiente certezza. Preferisco dirlo che riempire il vuoto: la giornata brasiliana resta un'area da riverificare.
L'analisi tecnica dei due indici americani ieri ha prodotto un confronto insolitamente netto, e racconta una differenza strutturale più che un'impressione di giornata. Il Segnale di Acquisto sullo SPYLong resta valido, con il trade in guadagno di circa il 9% dall'ingresso e l'indice a circa il 3% dal proprio record. Sul QQQLong il segnale si sta spegnendo sulla candela settimanale in formazione, il trade è tornato in pareggio e l'indice è quasi l'8% sotto il record.
Entrambi hanno lasciato il record alle spalle, ma lo SPY ha difeso il suo Punto di Inversione settimanale — il livello che tiene in vita il segnale — mentre il QQQ lo ha perso: il prezzo è finito circa il 6% sotto quel livello, e con esso si è spento il long in formazione. Nella price action è lì che le due strade si sono divise.
La ragione sta nella composizione, e per questo non è un caso isolato. Il QQQ pesa oltre il 50% in tecnologia, il 16% in comunicazioni e il 13% in consumo discrezionale: i tre settori che ieri hanno perso di più valgono da soli quasi l'80% del paniere. E i finanziari, che nell'S&P 500 fanno da cuscinetto con circa il 13%, nel Nasdaq 100 pesano lo 0,2%. Nessun paracadute: la rotazione difensiva che nell'S&P attutisce il colpo, sul Nasdaq passa sopra. Ed è esattamente per questo che ha ceduto per primo.
Il punto di questa giornata non sono i cali, che come ampiezza sono stati ordinari. Il punto è che è cambiato il presupposto. Fino a mercoledì la discussione era su quando sarebbe arrivato il prossimo taglio dei tassi; da giovedì il mercato prezza un rialzo con quattro quinti di probabilità su una sponda dell'oceano e con la porta aperta sull'altra. Tutto quello che è stato costruito sull'ipotesi opposta va riletto da capo, con la premessa nuova in mano.
La seconda cosa da portarsi a casa vale per le prossime due settimane, che sono il cuore della stagione delle trimestrali: in questa fase anche una buona trimestrale può non proteggere. Texas Instruments, ServiceNow, UniCredit e Moncler hanno battuto le stime o alzato le prospettive, e sono scese tutte nello stesso giorno. E un avvertimento che riguarda anche noi: le due aree che hanno funzionato, energia e difesa, sono la stessa scommessa vista da due lati, e dipendono entrambe da come finisce nello Stretto di Hormuz. Concentrarsi lì significa lasciare che sia un solo titolo di giornale a decidere il portafoglio.