ETF settoriali: negli Stati Uniti sale solo chi ha la forza, in Europa comanda il ciclo
Contesto macro
Il contesto resta favorevole al rischio, ma con una postura nuova. La volatilità azionaria è scesa ancora ed è compressa su livelli che, storicamente, invitano a moderare la taglia delle posizioni più che ad alzarla: quando il prezzo della paura scende così in basso, il margine di errore si assottiglia. Il fatto più rilevante arriva però dal reddito fisso, dove la volatilità è calata con decisione nell'ultimo mese. Spiega mezzo tabellone: i comparti che il mercato tratta come surrogati delle obbligazioni — utility e immobiliari — hanno smesso di essere i fanalini di coda automatici.
C'è però una crepa, e vale la pena isolarla: mentre la volatilità realizzata scendeva, il costo della protezione contro gli scenari estremi è salito. Qualcuno, in silenzio, sta comprando assicurazione. Nella stessa direzione va l'ampiezza del mercato americano, ferma in fascia intermedia e in arretramento sul mese: la partecipazione non si allarga.
Sulle materie prime il segnale è invece forte e coerente. L'oro ha messo a segno un progresso mensile importante con il momentum tornato in miglioramento, i noli marittimi sono saliti fin quasi ai massimi del semestre, il petrolio guadagna sul mese ma con lo slancio di breve già girato. Il dollaro non dice nulla, fermo a metà del proprio intervallo. È il ciclo delle materie prime, non quello dei tassi, a dare il tono a questa settimana — e in Europa si vedrà con chiarezza.
Settori USA
Il tabellone americano non ha un vincitore: ha un filtro. Su undici comparti soltanto tre chiudono in progresso, e sono precisamente i tre con forza relativa in crescita. E vale il contrario: nessuno dei perdenti ha la forza relativa in salita. Quando la selezione è così netta la lettura è semplice: il denaro non ruota, sceglie.
In testa le comunicazioni (+1.43%), con l'istogramma MACD che passa da 0.0065 a 0.1877, il miglioramento più ampio del listino; ma RSI a 51.5 e ADX a 14.7 raccontano un movimento appena nato, senza struttura di trend alle spalle. La tecnologia (+1.30%) è il caso da studiare: regime rialzista, ADX a 25.9 fra i più solidi del paniere, forza relativa in crescita, eppure l'istogramma MACD è negativo e continua a peggiorare, da -0.5831 a -0.6901. Il prezzo sale mentre lo slancio sottostante si sfilaccia. Chiudono il terzetto i finanziari (+1.08%), la storia più pulita del listino — istogramma MACD stabilmente positivo, regime rialzista — anche se l'RSI a 69.3, il più alto del paniere americano, avverte che la corda è tesa.
Al centro, una notizia che un mese fa avrebbe sorpreso: le utility limitano il calo a -0.09%. Non è forza, l'RSI a 40.9 è il più basso del gruppo e il regime resta ribassista; è il peso che si è alleggerito quando la tensione obbligazionaria si è sgonfiata. Poco sotto, tre arretramenti quasi identici: beni di consumo di base (-0.63%), materiali (-0.67%) e consumi discrezionali (-0.69%), tutti con forza relativa in calo e nessuna rottura. Poco più giù gli immobiliari (-1.33%), ancora in regime rialzista ma con RSI a 52.1 e l'istogramma MACD negativo e in peggioramento.
In coda si separano due storie. L'energia (-1.51%) resta il più direzionale del listino, ADX a 30.2 e istogramma MACD in miglioramento nonostante il segno settimanale: un trend che si concede una pausa. Gli industriali (-1.73%) sono l'opposto, regime ormai ribassista e istogramma MACD che collassa da -0.0837 a -0.5673, il deterioramento più brusco del censimento. Ultima la sanità (-1.98%), che però conserva l'istogramma MACD più robusto in assoluto, a 1.7557, con RSI a 67.2 e ADX a 27.4: ha corso molto e ora tira il fiato, dentro una tendenza ancora viva.
Settori Europa
Il Continente ha molte più mani sul volante: sei comparti su nove chiudono in progresso, e nessuno domina. Non è selezione, è rotazione vera.
In testa le materie prime (+2.02%), il movimento tecnicamente più interessante del censimento: l'istogramma MACD risale da -0.3913 a -0.0414, il recupero più ampio del censimento, l'RSI si porta a 64.1, l'ADX a 25.3 conferma direzionalità e la forza relativa cresce. È il riflesso diretto del ciclo delle materie prime, ed è l'Europa a intercettarlo per prima. Dietro, le automobili (+1.31%) sono il capofila più fragile: forza relativa in crescita e istogramma MACD in miglioramento, ma regime ancora ribassista e ADX a 11.7, il più debole del paniere.
Il centro del listino europeo è compatto. La tecnologia (+0.72%) sale in regime rialzista con RSI a 61.9, pur con l'istogramma MACD appena sotto lo zero; gli industriali (+0.71%) restano solidi, regime rialzista, RSI a 58.9 e istogramma MACD stabilmente positivo a 0.4031; le utility (+0.66%) recuperano come le cugine americane e come loro senza cambiare regime. Le banche chiudono il gruppo dei rialzi (+0.51%) ma restano il pilastro del Continente: l'ADX a 33.4 è il più alto di tutti i settori censiti, su entrambe le sponde. L'RSI a 66.3 e l'istogramma MACD in ripiegamento da 0.2201 a 0.1462 dicono però consolidamento, non accelerazione.
Sul fondo tre nomi. Le telecomunicazioni (-0.09%) restano in regime ribassista con RSI a 48.1, pur con l'istogramma MACD che smette di peggiorare. La sanità (-2.18%) è il comparto più privo di struttura, ADX a 10.1 e istogramma MACD appena passato in negativo: non una discesa organizzata, un'assenza di direzione. Peggio di tutti il petrolio e gas (-2.89%): regime ancora formalmente rialzista e RSI a 57.1 non compromesso, ma forza relativa in calo e momentum in peggioramento, esattamente mentre lo slancio di breve del greggio si spegneva.
Confronto cross-region e indici broad
Le due sponde hanno lo stesso segno e caratteri opposti. Negli Stati Uniti tre comparti su undici salgono, in Europa sei su nove: leadership concentrata contro rotazione diffusa, con la differenza che a Wall Street la selezione è chirurgica — passano solo i settori con forza relativa in crescita — mentre in Europa avanza quasi tutto il listino, compreso ciò che non ha struttura.
Due confronti diretti valgono la settimana intera. Il primo è sui materiali: negli Stati Uniti arretrano dello 0.67%, in Europa le materie prime guadagnano il 2.02%. Stesso comparto, esito opposto, e la spiegazione non è tecnica ma di composizione: il paniere europeo pesa il ciclo estrattivo e industriale molto più di quello americano, e questa è stata una settimana di ciclo. Il secondo è sulla sanità, in coda su entrambe le sponde con un margine quasi identico ma per ragioni che non si assomigliano: negli Stati Uniti è un ripiegamento su un momentum ancora robusto, in Europa è un settore che scivola sotto lo zero con la direzionalità più bassa del censimento. Stessa posizione in classifica, due diagnosi diverse — ed è qui che l'analisi tecnica serve a qualcosa. Terzo filo comune: l'energia perde su entrambe le sponde nonostante il buon mese del greggio. Il mercato non sta prezzando il mese, sta prezzando lo slancio di breve, che si è già girato.
Sui panieri ampi la traduzione è immediata. Il paniere che rappresenta l'intero mercato azionario americano ha guadagnato lo 0.47%, quello tecnologico lo 0.42%: appaiati. Con solo tre settori su undici in progresso quel guadagno non è partecipazione, è il peso dei giganti di comunicazioni, tecnologia e finanza che regge da solo l'indice — e l'ampiezza in leggero calo lo conferma. In Europa vale l'inverso: la direzionalità delle banche sostiene i listini a forte componente finanziaria, materie prime e industriali aiutano quelli esposti a manifattura ed estrazione, mentre il ripiegamento di sanità e petrolio pesa sui panieri che li sovrappesano.
Il giudizio per la settimana che si apre è questo. Il quadro tecnico resta impostato al rialzo su entrambe le aree, ma le due offrono qualità diversa a chi fa trading su azioni ed ETF. Negli Stati Uniti il filtro della forza relativa funziona come un setaccio: seguire i tre nomi in testa è coerente, a patto di sorvegliare la contraddizione della tecnologia e la corda già tesa dei finanziari. In Europa la rotazione è più larga e quindi strutturalmente più affidabile, ma va letta con il bisturi: le materie prime hanno struttura, regime e momentum dalla loro parte, le automobili no. E su entrambe le sponde il tema da monitorare non è nel tabellone dei settori, ma alle sue spalle: una volatilità azionaria così compressa mentre sale il costo della protezione contro gli scenari estremi suggerisce prudenza nel dimensionare le posizioni, non entusiasmo.