Il rimbalzo dei semiconduttori riaccende Wall Street, alla vigilia della settimana di conti più attesa dell'anno
Martedì di rimbalzo deciso per Wall Street: l'S&P 500 chiude in progresso dello 0,85%, il Nasdaq dell'1,3%, trainato dai semiconduttori con l'indice di settore in salita di oltre cinque punti. Il motore è una carenza di memorie per i data center dell'intelligenza artificiale, e la scintilla si è propagata a tutto il complesso più speculativo — criptovalute, quantistico, turismo spaziale. Perfino l'oro, che la settimana scorsa aveva smesso di fare il rifugio, è tornato sopra i quattromila accompagnando il clima disteso.
È un cambio d'aria vero, ma il verdetto è rimandato di poche ore: Tesla e Alphabet mettono i conti sul tavolo stasera, e sono loro — non il grafico — a decidere se il rimbalzo ha gambe. Sul nostro sistema, intanto, quasi tutti i nomi che ieri hanno corso restano un rimbalzo giornaliero dentro un segnale settimanale ancora in vendita: il prezzo è salito, il denaro di fondo non ha ancora firmato.
Tesla (+3,46%) e Alphabet (+1,9%) chiudono la seduta in rialzo alla vigilia delle rispettive trimestrali, entrambe attese oggi dopo la chiusura di Wall Street. Per Tesla il rialzo arriva dopo l'annuncio dell'espansione del servizio robotaxi e un aumento del prezzo obiettivo da parte di UBS, con consegne record del secondo trimestre confermate a 480.126 unità (+25% su base annua); il mercato delle opzioni prezza un movimento post-conti del 5,8-7,6%, il più ampio da un anno. Alphabet sale invece sull'indiscrezione di un nuovo chip proprietario per l'intelligenza artificiale.
Il consiglio di PayPal ha respinto formalmente l'offerta congiunta di Stripe e Advent International da 53 miliardi di dollari — 60,50 dollari per azione, un premio del 28% sul prezzo indisturbato — giudicandola inadeguata e puntando a una valutazione più vicina ai 70 dollari; il consorzio, che ha già un finanziamento impegnato da circa 50 miliardi, punterebbe a riaprire il negoziato entro fine mese. Coinbase (+11%) beneficia invece di un accordo tra Casa Bianca e senatori repubblicani sul pacchetto etico del CLARITY Act, che rimuove un ostacolo procedurale alla legge quadro sulle criptovalute, con il bitcoin sui massimi di due settimane.
Baidu scende del 3,93% nonostante la conferma della partnership sull'intelligenza artificiale con Apple e l'annuncio di una doppia quotazione a Hong Kong: pesano i tagli di prezzo obiettivo di Barclays e Bank of America. Netflix sale dell'1,6% nonostante il declassamento di Goldman Sachs a "vendere", ma resta il peggiore fra i grandi tecnologici quest'anno, in calo del 26% da inizio anno dopo la guidance deludente del 16 luglio. Alibaba vive la giornata più nervosa: in rialzo del 4% in premercato sul lancio di un nuovo modello di intelligenza artificiale, poi in chiusura a −2% mentre il mercato digerisce la multa record dell'Unione Europea da 550 milioni di euro ad AliExpress.
Una comunicazione datata 13 luglio ma resa pubblica solo il 20 ha rivelato che Nvidia detiene una partecipazione passiva del 9,3% in Nebius Group, per un valore di quasi 5 miliardi di dollari. Nvidia chiude a +2,10%, ma è Nebius a beneficiarne di più, con un rialzo compreso tra il 7% e il 17% a seconda del momento della giornata — il movimento più ampio della nostra lista.
UniCredit (+0,95%) sale dopo che Moody's ha messo sotto osservazione per un possibile miglioramento il rating della banca, in scia all'operazione su Commerzbank, con la Germania che sembra ammorbidire l'opposizione. Eni (+1,0%) annuncia la fusione della controllata norvegese Var Energi con BlueNord, un'operazione da circa 1,1 miliardi di euro che dà vita al maggiore produttore indipendente di petrolio e gas d'Europa. Sul fronte Poste Italiane (−0,90%)–Telecom Italia (−2,36%) è il secondo giorno dell'offerta totalitaria: il concambio prevede 1,67 euro in contanti più 0,218 nuove azioni Poste per ogni azione TIM, ma le adesioni restano per ora marginali.
Due storie trasversali hanno mosso buona parte del resto della nostra lista. La prima è il rally a doppia cifra dei produttori di memorie — Micron, Sandisk e Western Digital — su una previsione di prezzi delle memorie in salita del 25% nel terzo trimestre per la carenza legata ai data center. La seconda è un ampio riordino del software da parte di Morgan Stanley: taglia Adobe (a "sottopesare", obiettivo 240 dollari contro i 365 del consenso) e Salesforce, mentre promuove Microsoft tra i titoli a maggiore convinzione.
La giornata ha risposto con un rimbalzo alla domanda che ci portavamo dietro dalla settimana scorsa — rotazione o inizio di qualcosa di peggio — ma è una risposta da leggere con la testa fredda. A favore del quadro tranquillo le prove si sono rinforzate: l'ampiezza del mercato cresce ancora, la volatilità azionaria ha girato in calo, e la filiera dell'intelligenza artificiale che stava logorando il conteggio dei nostri segnali di lungo è rimbalzata riportando i prezzi sopra i livelli di guardia.
Contro, resta la natura del rimbalzo: è stato guidato dalla parte più speculativa del listino — memoria, criptovalute, quantistico — e il nostro sensore sul flusso settimanale non ne promuove nemmeno uno. Sul lato dei tassi, poi, lo stress non molla: volatilità obbligazionaria e spread fra i titoli di Stato italiani e tedeschi continuano a salire, indifferenti alla festa delle azioni.
Il nostro portafoglio ideale sta nella parte comoda della faccenda, fuori dalla filiera speculativa che ha corso, e non ha bisogno di rincorrere. La cosa più sensata, a poche ore dai conti di Tesla e Alphabet e a due giorni da quelli di UniCredit e Intel, è non fare mosse che quei risultati potrebbero rendere sbagliate entro stasera. Questa settimana il grafico conta meno del foglio dei risultati.