Analisi tecnica: le azioni Stellantis guadagnano il 4%, il denaro corre su uranio, oro e criptovalute
La seduta del 21 agosto ha un filo conduttore unico, e non è l'indice: è dove è andato il denaro. Sulla borsa italiana le azioni Stellantis hanno guadagnato il 4,00%, la miglior seduta del listino, con le azioni Ferrari a più 1,91% e le azioni STM a più 1,28%; a Wall Street sono corse le materie prime dure — uranio, terre rare, oro — con Uranium Energy a più 14,44%, MP Materials a più 9,10% e Cameco a più 7,24%, mentre il comparto delle criptovalute saliva col bitcoin oltre i 78.000 dollari e Coinbase Global a più 8,20%. Sul lato opposto le utility americane sono state vendute in blocco, e le azioni Alibaba hanno perso l'8,57% dopo una trimestrale che ha mostrato il conto dell'intelligenza artificiale.
Nelle schede che seguono trovate l'analisi tecnica dei nomi che hanno mosso davvero la giornata — da Stellantis, Ferrari ed Eni sulla borsa italiana a Cameco, Tesla, Coinbase e Alibaba a Wall Street — i tredici nuovi segnali di acquisto nati con la settimana appena chiusa, la mappa degli indici europei e degli ETF, e per ciascuno la posizione del nostro modello, long o short, con la data in cui il segnale è scattato.
- I nuovi segnali di acquisto della settimana
- Uranio, terre rare e oro: il tema della seduta
- Il bitcoin oltre i 78.000 dollari
- Azioni Alibaba: meno 8,57% e il conto dell'AI
- Le utility americane vendute in blocco
- Azioni Stellantis più 4% e il risiko bancario
- Minerari a Londra, lusso a Parigi
- Indici europei: il CAC 40 sulla linea
- Gli ETF che hanno mosso la seduta
- Le trimestrali della settimana
- Analisi tecnica di SPY e QQQ
I nuovi segnali di acquisto della settimana: tredici operabili su diciotto
L'analisi settimanale chiusa venerdì ha aperto diciotto nuovi segnali di acquisto. Cinque li abbiamo scartati per qualità del setup insufficiente — fra questi Moderna e Coinbase Global, che pure hanno avuto la giornata migliore — e ne restano tredici operabili. Il giornaliero conferma il settimanale su diciassette dei diciotto: la coorte nasce compatta, cosa che non capita spesso.
Analisi tecnica di uranio, terre rare e oro: il tema che ha comandato la seduta
Il movimento più forte della giornata non è arrivato dalla tecnologia ma dalle materie prime dure. Uranium Energy ha guadagnato il 14,44%, MP Materials il 9,10%, Energy Fuels l'8,92% e Cameco il 7,24%: quattro nomi fra uranio e terre rare, tutti nello stesso comparto, tutti con mosse che valgono fra una volta e mezza e due volte e mezza la loro oscillazione tipica. Dietro, i grandi dell'oro: Newmont più 3,09% e Barrick Mining più 2,87%, con l'oro salito del 10% in quattro settimane e in rialzo ormai da tre.
L'ETF sui materiali americani ha chiuso a più 2,14%, il migliore dei undici comparti di Wall Street, e in Europa l'ETF sulle risorse di base ha fatto anche meglio, più 2,64% nella giornata e più 10,32% sull'arco del mese. Non è un rimbalzo isolato: è il comparto con la spinta più lunga di tutto il paniere.
Il bitcoin oltre i 78.000 dollari: analisi tecnica di Coinbase, Circle e Figure
Il bitcoin ha superato i 78.000 dollari chiudendo la sua settimana migliore dal 2024, spinto dai flussi record sugli ETF a pronti e da un dollaro più debole, sceso del 3% in quattro settimane. L'azionario collegato è salito in blocco: Figure Technology Solutions più 8,43%, Coinbase Global più 8,20%, Strategy più 6,10%, SoFi Technologies più 5,52%, Circle Internet più 5,16%. Nella stessa onda anche le banche d'affari: Goldman Sachs ha guadagnato il 3,73% sullo slancio di investment banking e mercati dei capitali.
Il caso che merita una riga a parte è Robinhood Markets, più 13,70% in una sola seduta: il nostro modello è short da fine luglio, e su questo titolo lo stop dichiarato è stato superato il 17 agosto, quattro sedute prima del balzo. Chi segue gli stop era quindi già fuori quando il rialzo è arrivato; per gli altri il riferimento resta il Punto di Inversione settimanale, che non è ancora girato.
Analisi tecnica delle azioni Alibaba: meno 8,57% e il conto dell'intelligenza artificiale
Il caso societario della giornata è Alibaba, che ha perso l'8,57% dopo la trimestrale di giugno: l'utile è calato del 75%, eroso dall'impennata degli investimenti sull'infrastruttura di intelligenza artificiale, mentre il cloud è cresciuto del 45%. Il mercato ha riprezzato il costo della costruzione più della crescita dei ricavi, e il movimento vale due volte e mezza l'oscillazione tipica del titolo. La reazione speculare è arrivata da Baidu, salita dell'1,35%: gli investitori hanno letto il numero del cloud di Alibaba come conferma della domanda, senza però doverne ancora pagare la fattura.
È un pattern che vale la pena tenere a mente per le grandi americane con investimenti in accelerazione, e Meta Platforms ne è l'esempio più vicino. La verifica arriva mercoledì con i conti di NVIDIA, che venerdì ha ceduto lo 0,98%: le opzioni prezzano uno scarto atteso intorno al 4%, e l'intera catena dei semiconduttori è appesa a quel numero.
Le utility americane vendute in blocco: meno 2,28% il comparto peggiore
Dall'altra parte della rotazione ci sono le utility. L'ETF sulle utility americane ha perso il 2,28%, il peggiore degli undici comparti, e sotto ci sono cadute Edison International meno 4,11%, Fortis meno 2,38%, PG&E meno 2,00% e American Water Works meno 1,33%. Sull'arco del mese il comparto è a meno 6,88%: è l'unico, fra i venti panieri settoriali che seguiamo fra Stati Uniti ed Europa, con la perdita mensile a due cifre di segno negativo nel proprio ordine di grandezza.
La spiegazione sta nella curva dei tassi. Il trentennale americano ha toccato in settimana un massimo di diciannove anni al 5,34% prima di rientrare verso il 5,19%, e le utility sono il comparto che più somiglia a un'obbligazione: quando il rendimento senza rischio sale, il loro dividendo vale meno per confronto.
Analisi tecnica delle azioni Stellantis: più 4% sulla borsa italiana, e il risiko bancario continua
Sulla borsa italiana la seduta ha un nome solo: le azioni Stellantis, salite del 4,00%, di gran lunga la miglior prestazione del listino. Il rialzo è arrivato dentro una giornata favorevole per l'auto europea, il cui ETF di comparto ha guadagnato l'1,34%. Dietro, le azioni Ferrari hanno segnato più 1,91%, le azioni STM più 1,28% e Prysmian più 1,18%. In fondo al listino, invece, le azioni Eni hanno perso l'1,67% e le azioni Leonardo l'1,88%, con Mediobanca a meno 1,81%. L'indice italiano ha chiuso quasi fermo, a più 0,11%: dietro un indice immobile c'era una giornata di forti movimenti in direzioni opposte.
Il risiko bancario è andato avanti sottotraccia. Sulle azioni BPER il mercato ha valutato il piano del primo azionista di conferire asset selezionati nella banca, da fondere poi in un polo che opererebbe con il marchio Monte dei Paschi; il titolo, BPER Banca, ha chiuso a meno 0,10%. Sulle azioni UniCredit è arrivata l'indiscrezione che le autorità tedesche si stiano spostando dal blocco netto dell'operazione Commerzbank alla richiesta di condizioni specifiche: UniCredit più 0,25%. Le azioni BPM hanno perso lo 0,39%. Le azioni Intesa Sanpaolo hanno perso lo 0,67%, le azioni Monte dei Paschi l'1,30%, Assicurazioni Generali ha guadagnato lo 0,35%. Anche stavolta, cinque protagonisti di un'operazione da decine di miliardi tutti dentro un punto e mezzo.
Analisi tecnica dei minerari a Londra e del lusso a Parigi
A Londra la giornata l'hanno fatta i minerari. Anglo American ha guadagnato il 2,55% e Glencore il 2,10%, sulla forza dei metalli preziosi e industriali; l'indice britannico ha chiuso a più 0,74%, il migliore fra i quattro europei. In controtendenza la salute: GSK ha ceduto lo 0,10%, mentre AstraZeneca ha guadagnato l'1,26%.
A Francoforte l'indice tedesco ha segnato più 0,59% con SAP a più 1,34% e adidas a più 2,28%; sotto la parità Bayer, meno 1,17%. A Parigi il listino ha guadagnato lo 0,39% grazie al lusso: LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton più 2,12%, Hermes International SCA più 1,52%, Kering più 1,48%.
Indici europei: il CAC 40 è a mezzo punto dalla linea che decide il segnale
I quattro panieri europei sono tutti in acquisto dalla primavera, ma le distanze fra loro si sono aperte parecchio. Il listino italiano è quello che ha reso di più dal proprio segnale, più 13,55% da inizio aprile; il tedesco è a più 5,46% dal 13 aprile, il francese a più 4,90% e il britannico a più 2,02%, entrambi dal 7 aprile.
Il dato che conta però è un altro, ed è la distanza dal proprio Punto di Inversione settimanale, cioè dal livello che decide se il segnale resta in piedi. Qui il CAC 40 è a più 0,43%: mezzo punto scarso, un nulla per un indice. Gli altri tre hanno più spazio — il FTSE MIB l'1,22%, il DAX l'1,87%, l'FTSE 100 il 2,07%. Sul fronte opposto, la distanza dal proprio record: il britannico è il più lontano, a meno 7,70%, contro il meno 1,59% del tedesco.
Gli ETF che hanno mosso la seduta: materiali, oro e semiconduttori
Chi guarda ai panieri invece che ai singoli titoli, venerdì ha avuto una giornata leggibilissima. L'ETF sui materiali americani ha chiuso a più 2,14% e l'ETF sulle risorse di base europee a più 2,64%, con più 10,32% sull'arco del mese: sono i due strumenti con cui si sta dentro al tema di cui parla la prima scheda. All'estremo opposto l'ETF sulle utility americane, meno 2,28%.
Fra i panieri che vale la pena guardare anche senza una giornata clamorosa, l'ETF sull'oro ha guadagnato l'1,95% e sale ormai da tre settimane; l'ETF sui semiconduttori ha ceduto lo 0,44% e l'ETF sulla tecnologia americana si è fermato a più 0,11%, chiudendo però la settimana a meno 3,53%. Il contrasto fra questi due gruppi — materie prime che corrono, tecnologia che arretra — è la fotografia della settimana.
Le trimestrali della settimana: mercoledì tocca a Nvidia
Settimana densa, e concentrata su tre giorni. Questi sono i titoli del nostro universo che pubblicano i conti, con la posizione del modello accanto a ciascuno.
Martedì 25 agosto
Intuit Long
Zoom Communications Long
Mercoledì 26 agosto
Salesforce Long
CrowdStrike Short
HP Long
Li Auto Long
NVIDIA Long
Giovedì 27 agosto
Autodesk Long
Marvell Technology Long
Il nome che pesa più di tutti è NVIDIA, mercoledì a mercati chiusi: le opzioni prezzano uno scarto atteso intorno al 4%, e l'intera catena dei semiconduttori — compresa Marvell Technology, che riporta il giorno dopo — si muoverà su quel numero.
Analisi tecnica di SPY e QQQ: due segnali di acquisto, due storie opposte
SPY, l'ETF sull'S&P 500, e Invesco QQQ Trust, l'ETF sul Nasdaq 100, hanno chiuso la seduta quasi identici — più 0,41% e più 0,35% — e sono entrambi in acquisto. Ma le due posizioni non si somigliano per niente.
Sull'S&P 500 il segnale è aperto dal 6 aprile e rende il 12,70%: diciannove settimane di lavoro, il prezzo a più 1,68% sopra il proprio Punto di Inversione e a meno 1,75% dal record. Sul Nasdaq 100 il segnale è invece nato a chiusura della settimana 10-14 agosto, quindi quella appena conclusa è la seconda: l'ingresso è a 731,07 e la chiusura di venerdì è 713,44, cioè il segnale nuovo è sotto del 2,41%. È anche il più lontano dal proprio record, a meno 4,70% contro il meno 1,75% dell'altro.
La ragione sta nei pesi. Il paniere del Nasdaq ha circa metà del suo valore in tecnologia contro un terzo dell'S&P 500, e quasi nulla di finanziari contro il 13% dell'altro: in una settimana in cui l'ETF sulla tecnologia americana ha perso il 3,53% e i materiali hanno guadagnato, quel disequilibrio si vede tutto.
Il quadro di fondo: nessuno strappo, e un mercato che cambia strada
Il contesto resta disteso, ed è quello che tiene insieme tutto il resto. Gli indicatori di tensione sono tutti più bassi di un mese fa — volatilità azionaria giù di quasi un quinto sull'arco a quattro settimane, volatilità obbligazionaria e rischio di coda in calo, spread BTP-Bund praticamente fermo — e nessuno si è mosso abbastanza da far scattare il nostro sensore sugli strappi. Il quadro operativo del giorno resta favorevole.
I due movimenti veri stanno fuori dall'azionario, e dicono la stessa cosa da due lati. Il dollaro perde il 3% sul mese, l'oro guadagna il 10% e sale da tre settimane: è la scommessa sui tassi reali che si riaccende, ed è la stessa forza che ha spinto le materie prime e il bitcoin nella stessa seduta. Sullo sfondo, la volatilità obbligazionaria è stata il vero motore della settimana: il rendimento del trentennale americano ha toccato un massimo di diciannove anni prima di rientrare, e ha fatto più danni all'azionario di quanti ne abbia fatti l'indice della paura, che venerdì era già sceso a 15,5.
Una precisazione sul metodo, visto che se ne parla molto: quello che leggete qui non è una selezione a mano ma il risultato di un sistema di ai trading che segue circa 450 strumenti e applica a ciascuno le stesse regole, senza chiusure automatiche. La misura da sorvegliare resta la partecipazione, cioè quante azioni salgono insieme all'indice: è in crescita del 14% sull'arco a quattro settimane, e finché resta così una rotazione come quella di venerdì — materie prime dentro, tecnologia e utility fuori — va letta per quello che è, un cambio di cavalli e non un'uscita dal mercato. L'appuntamento della settimana è doppio: i conti di Nvidia mercoledì, e il simposio di Jackson Hole dal 27, dove il nuovo presidente della Fed parla per la prima volta.
Cosa trovate qui. Chi cerca di capire come si gestisce il rischio nel trading — stop, stop al pareggio, trailing, e la dichiarazione degli stop superati — o come si leggono le figure sui grafici (doppio minimo, bande di Bollinger, nuvola di Ichimoku, price action), qui trova il diario di trading del desk: pubblicato ogni mattina prima dell'apertura americana, con la posizione del nostro modello su ogni titolo citato.
Le analisi complete che stanno dietro alle schede di questa pagina.