Analisi tecnica: il crollo dei titoli di stato affonda le azioni Stellantis e STM, il petrolio salva le azioni Eni
La seduta del 1° settembre ha avuto un solo motore, ed è arrivato dal mercato del debito. I rendimenti dei titoli di stato sono saliti in tre continenti nella stessa giornata: il trentennale americano oltre il 5,30%, massimo dal 2007, il gilt britannico a trent'anni al 5,89%, dal 1998, e il decennale giapponese al 3% per la prima volta in trent'anni. Sopra ci si è messa la geopolitica, con la ripresa degli scontri nello Stretto di Hormuz che ha portato il Brent oltre i 92 dollari. Quando salgono insieme i tassi e il petrolio, a pagare sono le valutazioni: la borsa italiana ha ceduto l'1,41% e il Nasdaq quasi il doppio dell'indice largo.
Nelle schede che seguono trovate l'analisi tecnica dei nomi che hanno mosso la giornata — le azioni Eni e Tenaris sostenute dal greggio, le azioni Stellantis, STM ed Enel in ritirata con il listino milanese, Intesa Sanpaolo e le banche sotto la pressione dei rendimenti, e sul fronte americano Dell, Oracle e CrowdStrike colpite dallo stesso movimento — e per ciascuno la posizione del nostro modello, long o short, con la data in cui il segnale è scattato.
- Il debito si rompe in tre continenti
- Il petrolio oltre i 92 dollari
- Borsa italiana: Eni tiene, giù Stellantis e STM
- Tecnologia americana: colpiti gli utili lontani
- Cinquanta segnali girati in due sedute
- Edison International e PG&E: il rimbalzo
- Gli ETF che hanno mosso la seduta
- Indici europei: Milano è la divergenza
- I segnali della settimana: cosa è cambiato
- Le trimestrali della settimana
- Analisi tecnica di SPY e QQQ
Analisi tecnica della seduta: il debito si rompe in tre continenti e trascina le azioni
La storia della giornata non è nata sull'azionario. I titoli di stato britannici hanno guidato la vendita — decennale oltre il 5,2%, massimo dal 2008, trentennale al 5,89%, livello che non si vedeva dal 1998 — trascinando con sé Treasury, Bund e OAT. Il trentennale americano ha superato il 5,30%, il decennale è risalito verso il 4,78-4,81%, e il decennale giapponese ha toccato il 3% per la prima volta in trent'anni. La miccia è la stessa in tutti i mercati: prezzi energetici in rialzo, aspettative d'inflazione riprezzate e preoccupazioni sul debito pubblico.
Il meccanismo che porta quei numeri dentro i nostri grafici è diretto. Un rendimento reale più alto comprime i multipli, e li comprime tanto più quanto più lontani nel tempo stanno gli utili di una società. Per questo l'ETF sul Nasdaq 100 ha perso l'1,27% contro lo 0,69% di quello sull'S&P 500, e per questo la tecnologia americana è finita penultima fra undici comparti.
Analisi tecnica del comparto petrolifero: Hormuz porta il Brent oltre i 92 dollari
La ripresa delle ostilità nello Stretto di Hormuz — raid americani su Larak Island e rappresaglie iraniane verso Emirati e Giordania — ha riportato il premio geopolitico sul greggio: il Brent è salito oltre i 92 dollari e il riferimento americano si è assestato intorno a 86,7. Sul nostro cruscotto il petrolio è ora su del 9,7% sull'arco di quattro settimane.
Il comparto si è mosso in blocco su entrambe le sponde. Le azioni Petrobras hanno guadagnato il 5,06%, le azioni BP il 3,73%, ConocoPhillips il 2,79%, TotalEnergies il 2,75%, Shell il 2,63%, Chevron il 2,38%, Exxon Mobil il 2,24% e Occidental l'1,28%. L'ETF sull'energia americana ha chiuso a più 1,27%, primo fra undici comparti. Fa eccezione Schlumberger, meno 4,91% nel giorno in cui il greggio sale: un titolo che scende mentre il suo comparto guadagna sta pagando qualcosa che riguarda soltanto lui.
Analisi tecnica della borsa italiana: le azioni Eni tengono, giù azioni Stellantis, STM ed Enel
Il listino milanese ha ceduto l'1,41%, e sotto quel numero c'è un solo titolo che ha davvero tenuto. Le azioni Eni hanno guadagnato l'1,54% e le azioni Tenaris l'1,92%, entrambe sostenute dal greggio. Tutto il resto è sceso: le azioni Stellantis meno 2,40%, le azioni STM meno 1,72%, le azioni Enel meno 1,92%, le azioni Ferrari meno 2,47%, le azioni Prysmian meno 2,58%.
Sui bancari ha pesato lo stesso canale dei tassi che ha mosso tutto il resto: le azioni Intesa Sanpaolo meno 1,78%, le azioni MPS meno 1,37%, Mediobanca meno 1,32%, Generali meno 1,01%, le azioni UniCredit meno 0,95% e le azioni BPER meno 0,35%, queste ultime con l'avvio del riacquisto di azioni proprie. In fondo al listino le azioni Poste Italiane meno 3,78% e Telecom Italia meno 3,61%, entrambe fra i movimenti fuori scala della giornata. Su Stellantis Milano resta sullo sfondo il riassetto industriale annunciato: dividendo sospeso nel 2026 e svalutazione da circa 26 miliardi su investimenti elettrici e batterie.
Analisi tecnica della tecnologia americana: i tassi colpiscono chi ha gli utili più lontani
L'ETF sulla tecnologia americana ha ceduto l'1,53%, penultimo fra undici comparti, e il ribasso è stato largo invece che concentrato. Le azioni Oracle hanno perso il 5,23%, CrowdStrike il 6,90%, Strategy il 6,06%, ServiceNow il 3,44%, Palantir il 3,47%, Advanced Micro Devices il 2,36%, le azioni Micron il 2,64%, le azioni Qualcomm il 2,27% e Nvidia l'1,51%. Fuori dal comparto ma nella stessa famiglia, Interactive Brokers ha perso il 7,09%, il calo più ampio del nostro paniere: un intermediario che cede il 7% nel giorno in cui saltano i tassi è la reazione più coerente della seduta.
In controtendenza Apple più 2,61% e Meta più 1,08%, le due con la posizione di cassa più forte. E c'è il contrappunto che conta: Dell ha perso il 6,80% in seduta e poi, dopo la chiusura, ha pubblicato ricavi a 46,97 miliardi contro i 44,9 attesi, utile per azione a 7,04 contro 4,95 e obiettivi dell'anno alzati di oltre 25 miliardi sulla domanda di infrastruttura per l'intelligenza artificiale. Chi segue l'ai trading come tema unico ha davanti la lezione della giornata: la domanda per l'intelligenza artificiale non è cambiata, il tasso di sconto sì, e ieri ha comandato il secondo.
Cinquanta segnali girati in due sedute: perché sono ancora provvisori
La barra settimanale aperta lunedì 31 agosto ha due sole sedute dentro e chiude venerdì 4. Su quella barra il nostro modello ha già stampato 50 cambi di segnale: 34 dal rialzo al ribasso e 16 nella direzione opposta. Per confronto, lunedì ne aveva sette. Sono tutti provvisori: finché la candela non chiude possono ritirarsi, e il lunedì e il martedì sono i giorni in cui succede più spesso.
Due blocchi si leggono da soli. Il primo è la difesa: RTX, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Airbus e Safran hanno stampato tutte insieme un flip in vendita, e tre di loro erano già oltre il proprio livello di uscita da lunedì. Il secondo è il Brasile, che va nella direzione opposta a tutto il resto del mondo: Vale, Banco do Brasil, CSN, Cemig e altri sei nomi hanno stampato un flip in acquisto nello stesso giorno in cui l'indice locale saliva controcorrente. Fra gli indici hanno girato il FTSE MIB e il Russell 2000, cioè il paniere delle società americane a bassa capitalizzazione, entrambi verso il ribasso.
Analisi tecnica delle azioni Edison International e PG&E: quanto vale un rimbalzo dopo un crollo
Dopo il crollo di lunedì le due società elettriche californiane hanno recuperato una parte del terreno: le azioni Edison International hanno guadagnato l'8,93%, il rialzo più ampio del nostro paniere, e le azioni PG&E il 5,95%. L'ETF sulle utility americane ha chiuso a più 0,78%, secondo fra undici comparti, sostenuto anche dalla rotazione difensiva della giornata.
Il confronto con lunedì dice però quanto pesa davvero il rimbalzo: dopo aver perso oltre un quinto del proprio valore, un recupero dell'8,93% riporta indietro meno di un terzo della strada. La legge californiana sugli incendi, che lascia la responsabilità civile in capo alle società quotate, non è cambiata nel frattempo.
Gli ETF che hanno mosso la seduta: energia in testa, oro e tecnologia in coda
Sei panieri raccontano la giornata meglio di qualsiasi commento. XLE — lo State Street Energy Select Sector SPDR, cioè l'ETF sull'energia americana — ha chiuso a più 1,27%, primo fra undici comparti, e EXH1 — l'iShares STOXX Europe 600 Oil & Gas, l'ETF sul petrolio e gas europeo — ha fatto ancora meglio con più 1,76%, il migliore di tutti e venti i comparti che seguiamo. XLU — lo State Street Utilities Select Sector SPDR, l'ETF sulle utility americane — ha guadagnato lo 0,78%.
Sul lato opposto XLK — lo State Street Technology Select Sector SPDR, l'ETF sulla tecnologia americana — ha ceduto l'1,53% e EXV3 — l'iShares STOXX Europe 600 Technology, l'ETF sulla tecnologia europea — il 2,04%, peggiore della giornata. E c'è il paniere che di solito protegge e ieri non ha protetto: GLD — lo SPDR Gold Shares, cioè l'ETF sull'oro più scambiato al mondo — ha perso il 2,86%, penalizzato proprio dal rialzo dei tassi reali che ha mosso tutto il resto.
Analisi tecnica degli indici europei: Milano è la divergenza
Le borse europee hanno chiuso tutte in calo, ma con distanze che contano. Il FTSE MIB ha ceduto l'1,41%, il DAX l'1,11%, il CAC 40 lo 0,44% e il FTSE 100 appena lo 0,30%, quest'ultima protetta dal peso dell'energia nel proprio paniere.
Il quadro dei nostri segnali è però più interessante della classifica del giorno. Il DAX è in acquisto dalla ventunesima settimana con il 4,79% e il prezzo sta l'1,14% sopra il proprio Punto di Inversione settimanale; il FTSE 100 è in acquisto dalla ventiduesima con l'1,81% e sta l'1,54% sopra. Il CAC 40 è l'unico già passato in vendita, dalla seconda settimana, con il segnale avanti dell'1,24%. E il FTSE MIB è il caso a sé: il segnale di acquisto dura da ventidue settimane e vale l'11,80%, il migliore dei quattro, ma il prezzo è ora sotto il proprio Punto di Inversione del 3,37% e sulla candela in formazione ha stampato un flip in vendita.
I segnali di acquisto della settimana: cosa è cambiato nella seconda seduta
La coorte è quella nata con la chiusura di venerdì 28 agosto — 9 segnali, di cui sei operabili — e resta la stessa fino a venerdì prossimo. Qui pubblichiamo solo quello che è cambiato nella seconda seduta: chi si è mosso in modo rilevante, chi ha visto cambiare il proprio segnale giornaliero e chi rientra in gioco dopo una chiusura di borsa.
Le trimestrali della settimana: stasera tocca a Broadcom
Il calendario dei prossimi sette giorni sul nostro universo porta tre nomi, e il primo è il più pesante.
Mercoledì 2 settembre
Broadcom Long
Giovedì 3 settembre
Zscaler Long
Martedì 8 settembre
FuelCell Energy Short
Analisi tecnica di SPY e QQQ: la composizione spiega la differenza
SPY, l'ETF sull'S&P 500, ha ceduto lo 0,69%; QQQ, l'ETF sul Nasdaq 100, l'1,27%, quasi il doppio. La ragione sta nella composizione, e si misura. Nel paniere del Nasdaq la tecnologia pesa il 50,54%, le comunicazioni il 16,06% e il consumo discrezionale il 12,62%: quasi l'80% in tre comparti tutti in calo. L'energia, l'unico settore salito in modo netto, lì pesa lo 0,66% e i finanziari lo 0,24%; nel paniere dell'S&P 500 gli stessi due valgono il 4,02% e il 12,59%.
Il quadro tecnico è altrettanto diverso. SPY è in acquisto dalla ventiduesima settimana con il 12,12%, ha incassato tutte e tre le finestre di presa beneficio e sta a un rialzo del 2,31% dal proprio record, con il livello di uscita a soli tre quarti di punto sotto. QQQ è in acquisto dalla quarta settimana, il trade è sotto del 3,20%, nessuna finestra è stata raggiunta e il record dista un rialzo del 5,80%.
Il quadro di fondo: il rischio si è spostato sul debito, e le obbligazioni non hanno protetto
Nessuna riunione formale di banca centrale ha segnato la giornata, ma il contesto pesa: sul mercato ha inciso il tono restrittivo del presidente della Federal Reserve, che ha sostenuto il dollaro e i rendimenti, mentre la Banca Centrale Europea resta pronta a una possibile mossa a settembre. Il dollaro si è rafforzato e l'euro è scivolato sotto quota 1,16.
Il cruscotto dello stress racconta uno spostamento ormai netto. La volatilità azionaria è cresciuta del 3,4% nella settimana ed è piatta sull'arco del mese; quella obbligazionaria sale invece del 9,7% in una sola settimana e dell'8% sul mese, lo spread fra Italia e Germania dell'8,6% ed è in aumento da quattro settimane consecutive, il rischio di coda del 12%. Tre misure di tensione allineate sul debito mentre l'indicatore più guardato di tutti resta immobile. Nella stessa direzione va il petrolio, su del 9,7% sull'arco di quattro settimane.
Il numero che continuiamo a sorvegliare è la partecipazione del mercato, cioè quanti titoli tengono davvero su l'indice: è scesa dell'11,4% in una sola seduta ed è in calo da tre settimane, per un totale del 4,7% sul mese. È il movimento più grande di tutta la tavola macro, e dice che i prezzi di ieri li hanno tenuti in pochissimi.
Cosa trovate qui. Chi cerca di capire come si gestisce il rischio nel trading — stop, stop al pareggio, trailing, e la dichiarazione degli stop superati — o come si leggono le figure sui grafici (doppio minimo, bande di Bollinger, nuvola di Ichimoku, price action), qui trova il diario di trading del desk: pubblicato ogni mattina prima dell'apertura americana, con la posizione del nostro modello su ogni titolo citato.
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