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Il crollo dei titoli di stato porta il trentennale americano ai massimi dal 2007 e affonda la borsa italiana dell'1,41%: azioni Stellantis meno 2,40%, STM meno 1,72%, Enel meno 1,92%, Intesa meno 1,78%. Salvano la seduta il petrolio oltre i 92 dollari e le azioni Eni, più 1,54%.

Analisi tecnica: il crollo dei titoli di stato affonda le azioni Stellantis e STM, il petrolio salva le azioni Eni
Osservatorio Economico · La seduta

Analisi tecnica: il crollo dei titoli di stato affonda le azioni Stellantis e STM, il petrolio salva le azioni Eni

2 settembre 2026 AiTrading67 · Trade Desk Osservatorio Mercati

La seduta del 1° settembre ha avuto un solo motore, ed è arrivato dal mercato del debito. I rendimenti dei titoli di stato sono saliti in tre continenti nella stessa giornata: il trentennale americano oltre il 5,30%, massimo dal 2007, il gilt britannico a trent'anni al 5,89%, dal 1998, e il decennale giapponese al 3% per la prima volta in trent'anni. Sopra ci si è messa la geopolitica, con la ripresa degli scontri nello Stretto di Hormuz che ha portato il Brent oltre i 92 dollari. Quando salgono insieme i tassi e il petrolio, a pagare sono le valutazioni: la borsa italiana ha ceduto l'1,41% e il Nasdaq quasi il doppio dell'indice largo.

Nelle schede che seguono trovate l'analisi tecnica dei nomi che hanno mosso la giornata — le azioni Eni e Tenaris sostenute dal greggio, le azioni Stellantis, STM ed Enel in ritirata con il listino milanese, Intesa Sanpaolo e le banche sotto la pressione dei rendimenti, e sul fronte americano Dell, Oracle e CrowdStrike colpite dallo stesso movimento — e per ciascuno la posizione del nostro modello, long o short, con la data in cui il segnale è scattato.

Le notizie che hanno mosso i nostri titoli
🌎
GLOBALE
Il fatto del giorno

Analisi tecnica della seduta: il debito si rompe in tre continenti e trascina le azioni

La storia della giornata non è nata sull'azionario. I titoli di stato britannici hanno guidato la vendita — decennale oltre il 5,2%, massimo dal 2008, trentennale al 5,89%, livello che non si vedeva dal 1998 — trascinando con sé Treasury, Bund e OAT. Il trentennale americano ha superato il 5,30%, il decennale è risalito verso il 4,78-4,81%, e il decennale giapponese ha toccato il 3% per la prima volta in trent'anni. La miccia è la stessa in tutti i mercati: prezzi energetici in rialzo, aspettative d'inflazione riprezzate e preoccupazioni sul debito pubblico.

Il meccanismo che porta quei numeri dentro i nostri grafici è diretto. Un rendimento reale più alto comprime i multipli, e li comprime tanto più quanto più lontani nel tempo stanno gli utili di una società. Per questo l'ETF sul Nasdaq 100 ha perso l'1,27% contro lo 0,69% di quello sull'S&P 500, e per questo la tecnologia americana è finita penultima fra undici comparti.

Come la leggoSul nostro cruscotto la tensione era già leggibile da settimane, e non stava dove tutti guardavano. La volatilità azionaria è cresciuta del 3,4% nella settimana ed è piatta sull'arco del mese; quella obbligazionaria sale invece del 9,7% in una sola settimana, lo spread fra Italia e Germania dell'8,6% ed è in aumento da quattro settimane consecutive, il rischio di coda del 12%. Tre misure di tensione allineate sul debito mentre l'indicatore più guardato di tutti resta immobile: una delle due letture ha torto, e quando si separano così di solito non è quella obbligazionaria a correggersi. C'è poi il numero che sorveglio da tre settimane e che ieri ha fatto il salto più grande di tutta la tavola: la partecipazione del mercato, cioè quanti titoli reggono davvero l'indice, è scesa dell'11,4% in una sola seduta. Un listino che tiene i prezzi con sempre meno titoli diventa fragile senza sembrarlo, e questa è la giornata in cui la fragilità si è vista. Per la gestione del rischio la conseguenza pratica è una sola: in una seduta così le obbligazioni non hanno fatto da cuscinetto, sono scese anche loro, quindi chi si affida alla diversificazione classica ieri non era protetto.
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GLOBALE
L'unico comparto in rialzo

Analisi tecnica del comparto petrolifero: Hormuz porta il Brent oltre i 92 dollari

La ripresa delle ostilità nello Stretto di Hormuz — raid americani su Larak Island e rappresaglie iraniane verso Emirati e Giordania — ha riportato il premio geopolitico sul greggio: il Brent è salito oltre i 92 dollari e il riferimento americano si è assestato intorno a 86,7. Sul nostro cruscotto il petrolio è ora su del 9,7% sull'arco di quattro settimane.

Il comparto si è mosso in blocco su entrambe le sponde. Le azioni Petrobras hanno guadagnato il 5,06%, le azioni BP il 3,73%, ConocoPhillips il 2,79%, TotalEnergies il 2,75%, Shell il 2,63%, Chevron il 2,38%, Exxon Mobil il 2,24% e Occidental l'1,28%. L'ETF sull'energia americana ha chiuso a più 1,27%, primo fra undici comparti. Fa eccezione Schlumberger, meno 4,91% nel giorno in cui il greggio sale: un titolo che scende mentre il suo comparto guadagna sta pagando qualcosa che riguarda soltanto lui.

Come la leggoIl nostro modello è long su tutta la fila, su alcune di queste posizioni da mesi: su Valero il segnale dura dalla trentacinquesima settimana e il trade vale il 95,37%, su ConocoPhillips il 18,73% dall'ottava, su Petroleo Brasileiro il 13,13%, su Chevron il 12,63%, su Occidental Petroleum l'11,10%, su SLB il 9,02%. E qui c'è la novità vera rispetto a lunedì, che riguarda i flussi e non il prezzo. Sabato scrivevo che il denaro settimanale non aveva ancora seguito il rialzo del comparto: adesso lo ha seguito, e non è un effetto della settimana in corso. Contando solo le barre già chiuse, il flusso su ConocoPhillips passa da meno 0,05 di fine luglio a più 0,31 del 24 agosto, quello sull'ETF sull'energia da meno 0,04 a più 0,29, e BP e Shell salgono nello stesso modo. Quattro settimane consecutive di accumulo su barre chiuse: il tema ha adesso il denaro dalla sua parte, e questo cambia il giudizio. Resta la cautela sul prezzo d'ingresso — Petroleo Brasileiro ha corso quasi quattro volte la propria oscillazione tipica in una seduta — ma per lo swing trading il comparto è passato da tema sospetto a tema confermato.
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🇮🇹
ITALIA
Piazza Affari

Analisi tecnica della borsa italiana: le azioni Eni tengono, giù azioni Stellantis, STM ed Enel

Il listino milanese ha ceduto l'1,41%, e sotto quel numero c'è un solo titolo che ha davvero tenuto. Le azioni Eni hanno guadagnato l'1,54% e le azioni Tenaris l'1,92%, entrambe sostenute dal greggio. Tutto il resto è sceso: le azioni Stellantis meno 2,40%, le azioni STM meno 1,72%, le azioni Enel meno 1,92%, le azioni Ferrari meno 2,47%, le azioni Prysmian meno 2,58%.

Sui bancari ha pesato lo stesso canale dei tassi che ha mosso tutto il resto: le azioni Intesa Sanpaolo meno 1,78%, le azioni MPS meno 1,37%, Mediobanca meno 1,32%, Generali meno 1,01%, le azioni UniCredit meno 0,95% e le azioni BPER meno 0,35%, queste ultime con l'avvio del riacquisto di azioni proprie. In fondo al listino le azioni Poste Italiane meno 3,78% e Telecom Italia meno 3,61%, entrambe fra i movimenti fuori scala della giornata. Su Stellantis Milano resta sullo sfondo il riassetto industriale annunciato: dividendo sospeso nel 2026 e svalutazione da circa 26 miliardi su investimenti elettrici e batterie.

Come la leggoSulle banche il nostro modello è long da aprile su tutte, ed è il blocco più solido di questo listino: su Intesa Sanpaolo il trade dura da ventidue settimane e vale il 17,87%, su Monte dei Paschi il 24,59%, su UniCredit il 16,06%. Una giornata storta non intacca una struttura di cinque mesi, ma la nota tecnica va detta: su Intesa il prezzo è ora a soli tre quarti di punto dal proprio Punto di Inversione settimanale, e su MPS a un decimo. Sono le due posizioni più vicine al proprio livello di uscita fra tutte quelle che abbiamo in Italia. Dove invece la giornata ci ha dato ragione è sul lato corto: siamo short su Stellantis Milano dalla tredicesima settimana con il 26,94%, su STMicroelectronics dall'ottava con il 27,19%, su Prysmian dalla nona con il 15,33%, sulle azioni Leonardo dalla seconda con il 3,57% e su Enel dalla quarta con il 2,76% — cinque posizioni ribassiste in guadagno in una seduta di ribasso. Su Eni siamo long dalla settima settimana, quindi il rincaro del greggio arriva su una struttura già nella direzione giusta. Dove siamo contro lo diciamo in una riga: su Tenaris siamo short e ieri è salita.
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STATI UNITI
Il comparto più colpito

Analisi tecnica della tecnologia americana: i tassi colpiscono chi ha gli utili più lontani

L'ETF sulla tecnologia americana ha ceduto l'1,53%, penultimo fra undici comparti, e il ribasso è stato largo invece che concentrato. Le azioni Oracle hanno perso il 5,23%, CrowdStrike il 6,90%, Strategy il 6,06%, ServiceNow il 3,44%, Palantir il 3,47%, Advanced Micro Devices il 2,36%, le azioni Micron il 2,64%, le azioni Qualcomm il 2,27% e Nvidia l'1,51%. Fuori dal comparto ma nella stessa famiglia, Interactive Brokers ha perso il 7,09%, il calo più ampio del nostro paniere: un intermediario che cede il 7% nel giorno in cui saltano i tassi è la reazione più coerente della seduta.

In controtendenza Apple più 2,61% e Meta più 1,08%, le due con la posizione di cassa più forte. E c'è il contrappunto che conta: Dell ha perso il 6,80% in seduta e poi, dopo la chiusura, ha pubblicato ricavi a 46,97 miliardi contro i 44,9 attesi, utile per azione a 7,04 contro 4,95 e obiettivi dell'anno alzati di oltre 25 miliardi sulla domanda di infrastruttura per l'intelligenza artificiale. Chi segue l'ai trading come tema unico ha davanti la lezione della giornata: la domanda per l'intelligenza artificiale non è cambiata, il tasso di sconto sì, e ieri ha comandato il secondo.

Come la leggoSu Dell Technologies siamo long dalla ventottesima settimana e il trade vale il 187,01%: è la posizione più redditizia che abbiamo, e i conti di ieri sera arrivano su una struttura che non ha mai smesso di dire acquisto. Su CrowdStrike siamo long dalla ventesima con il 91,97%, su Interactive Brokers dalla ventunesima con il 10,62%. Sul lato corto la giornata ha lavorato per noi su QUALCOMM, short dall'undicesima settimana con il 13,67%, e su Baidu, short dalla tredicesima con il 22,04% nel giorno in cui la società ha reso primaria la propria quotazione di Hong Kong. Dove siamo contro lo diciamo e andiamo avanti: siamo short su Apple e su Meta Platforms, e ieri sono salite entrambe. La lettura di price action che porto via è sulla larghezza: quando un comparto perde l'1,53% con dodici nomi in calo fra l'1,5% e il 7%, non c'è una notizia societaria dietro, c'è il tasso di sconto. E un ribasso da tasso di sconto si ferma quando si fermano i rendimenti, non quando arrivano conti buoni — come dimostra Dell, che ha battuto le stime dopo aver perso il 6,80%.
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IL NOSTRO MODELLO
Candela settimanale in corso

Cinquanta segnali girati in due sedute: perché sono ancora provvisori

La barra settimanale aperta lunedì 31 agosto ha due sole sedute dentro e chiude venerdì 4. Su quella barra il nostro modello ha già stampato 50 cambi di segnale: 34 dal rialzo al ribasso e 16 nella direzione opposta. Per confronto, lunedì ne aveva sette. Sono tutti provvisori: finché la candela non chiude possono ritirarsi, e il lunedì e il martedì sono i giorni in cui succede più spesso.

Due blocchi si leggono da soli. Il primo è la difesa: RTX, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Airbus e Safran hanno stampato tutte insieme un flip in vendita, e tre di loro erano già oltre il proprio livello di uscita da lunedì. Il secondo è il Brasile, che va nella direzione opposta a tutto il resto del mondo: Vale, Banco do Brasil, CSN, Cemig e altri sei nomi hanno stampato un flip in acquisto nello stesso giorno in cui l'indice locale saliva controcorrente. Fra gli indici hanno girato il FTSE MIB e il Russell 2000, cioè il paniere delle società americane a bassa capitalizzazione, entrambi verso il ribasso.

Come la leggoCinquanta flip in due sedute non è una coincidenza statistica: è il modo in cui un movimento largo sui tassi si scarica su un modello settimanale. Il punto della scheda è però metodologico, e vale la pena dirlo chiaramente: un segnale settimanale si giudica alla chiusura del venerdì. Le pillole verdi e rosse che vedete in questa pagina portano il lato dichiarato, cioè quello dell'ultima barra chiusa, e non i cinquanta flip di cui parla questa scheda. È una scelta deliberata: agire su un flip di lunedì significa aprire una posizione contro un segnale che potrebbe non esistere più venerdì. Il blocco difesa merita comunque attenzione — americana ed europea che cedono nello stesso momento, dopo mesi di forza, sarebbe un cambio di tema vero se venisse confermato. Sul Brasile la lettura è più semplice e coerente col resto della giornata: quando il greggio sale, il denaro rientra sui listini che ne dipendono.
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🇺🇸
STATI UNITI
Il rimbalzo

Analisi tecnica delle azioni Edison International e PG&E: quanto vale un rimbalzo dopo un crollo

Dopo il crollo di lunedì le due società elettriche californiane hanno recuperato una parte del terreno: le azioni Edison International hanno guadagnato l'8,93%, il rialzo più ampio del nostro paniere, e le azioni PG&E il 5,95%. L'ETF sulle utility americane ha chiuso a più 0,78%, secondo fra undici comparti, sostenuto anche dalla rotazione difensiva della giornata.

Il confronto con lunedì dice però quanto pesa davvero il rimbalzo: dopo aver perso oltre un quinto del proprio valore, un recupero dell'8,93% riporta indietro meno di un terzo della strada. La legge californiana sugli incendi, che lascia la responsabilità civile in capo alle società quotate, non è cambiata nel frattempo.

Come la leggoSu Edison International il nostro modello è short dal 3 agosto, quattro settimane prima della legge, e nonostante il rimbalzo di ieri la posizione vale ancora il 16,70%. È il caso che spiega meglio di ogni altro cosa fa il modello: non prevede la politica californiana, legge la struttura settimanale — e quella struttura si stava sfaldando da un mese. Anche l'ETF sulle utility è short dallo stesso giorno e vale il 2,47%. Su PG&E eravamo invece long da luglio, ed è la posizione che il crollo ha colpito: il segnale settimanale ha stampato un flip in vendita sulla candela in formazione, quindi è provvisorio fino a venerdì, e il rimbalzo di ieri lavora contro quel flip. Per la gestione del rischio il punto è che un rimbalzo dell'8,93% dopo un meno 23% non ricostruisce una struttura: la ricostruisce una serie di chiusure, e servono settimane.
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STRUMENTI
I panieri della seduta

Gli ETF che hanno mosso la seduta: energia in testa, oro e tecnologia in coda

Sei panieri raccontano la giornata meglio di qualsiasi commento. XLE — lo State Street Energy Select Sector SPDR, cioè l'ETF sull'energia americana — ha chiuso a più 1,27%, primo fra undici comparti, e EXH1 — l'iShares STOXX Europe 600 Oil & Gas, l'ETF sul petrolio e gas europeo — ha fatto ancora meglio con più 1,76%, il migliore di tutti e venti i comparti che seguiamo. XLU — lo State Street Utilities Select Sector SPDR, l'ETF sulle utility americane — ha guadagnato lo 0,78%.

Sul lato opposto XLK — lo State Street Technology Select Sector SPDR, l'ETF sulla tecnologia americana — ha ceduto l'1,53% e EXV3 — l'iShares STOXX Europe 600 Technology, l'ETF sulla tecnologia europea — il 2,04%, peggiore della giornata. E c'è il paniere che di solito protegge e ieri non ha protetto: GLD — lo SPDR Gold Shares, cioè l'ETF sull'oro più scambiato al mondo — ha perso il 2,86%, penalizzato proprio dal rialzo dei tassi reali che ha mosso tutto il resto.

Come la leggoIl nostro modello è long su XLE dall'ottava settimana con il 12,29% e su EXH1 dalla settima con l'1,91%: il tema energia lo abbiamo addosso da prima dello shock, ed è il modo più pulito di stare su questa giornata senza inseguire un singolo titolo. Su XLU siamo short dal 3 agosto e il rimbalzo di ieri ci è andato contro di poco, con la posizione ancora avanti del 2,47%. Su XLK siamo long da sole quattro settimane e il trade è già sotto del 3,35%: un segnale nuovo che nasce e viene subito contraddetto è quello che ha meno cuscino di tutti, ed è il paniere che sorveglio più da vicino. Su GLD siamo long da cinque settimane e la posizione è sostanzialmente in pari: l'oro resta comunque il 2,5% sopra il livello di un mese fa, il che con i tassi reali in salita è già una prestazione.
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🇪🇺
EUROPA
Le quattro piazze

Analisi tecnica degli indici europei: Milano è la divergenza

Le borse europee hanno chiuso tutte in calo, ma con distanze che contano. Il FTSE MIB ha ceduto l'1,41%, il DAX l'1,11%, il CAC 40 lo 0,44% e il FTSE 100 appena lo 0,30%, quest'ultima protetta dal peso dell'energia nel proprio paniere.

Il quadro dei nostri segnali è però più interessante della classifica del giorno. Il DAX è in acquisto dalla ventunesima settimana con il 4,79% e il prezzo sta l'1,14% sopra il proprio Punto di Inversione settimanale; il FTSE 100 è in acquisto dalla ventiduesima con l'1,81% e sta l'1,54% sopra. Il CAC 40 è l'unico già passato in vendita, dalla seconda settimana, con il segnale avanti dell'1,24%. E il FTSE MIB è il caso a sé: il segnale di acquisto dura da ventidue settimane e vale l'11,80%, il migliore dei quattro, ma il prezzo è ora sotto il proprio Punto di Inversione del 3,37% e sulla candela in formazione ha stampato un flip in vendita.

Come la leggoLa divergenza da guardare è Milano, e non per la seduta di ieri. Su quattro indici europei, tre hanno il prezzo sopra il proprio livello di uscita e uno lo ha sotto: quello che ha guadagnato di più. È il profilo tipico del trade maturo — ventidue settimane, quasi il 12% incassato — che arriva alla fine del proprio ciclo mentre gli altri hanno ancora margine. Il flip di lunedì è provvisorio e decide venerdì, quindi non c'è niente da fare oggi, ma la distanza di 3,37% dal livello non si copre in una seduta. La lettura di gestione del rischio è che chi ha esposizione all'Italia sta portando il trade europeo più avanzato e più vicino all'uscita, e vale la pena saperlo prima di venerdì. Parigi, che è già short da due settimane, è l'indice su cui il modello ha già preso la decisione che sugli altri tre non ha ancora preso.
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IL NOSTRO MODELLO
Coorte del 28 agosto

I segnali di acquisto della settimana: cosa è cambiato nella seconda seduta

La coorte è quella nata con la chiusura di venerdì 28 agosto — 9 segnali, di cui sei operabili — e resta la stessa fino a venerdì prossimo. Qui pubblichiamo solo quello che è cambiato nella seconda seduta: chi si è mosso in modo rilevante, chi ha visto cambiare il proprio segnale giornaliero e chi rientra in gioco dopo una chiusura di borsa.

Strumento
Segnale del giorno
Settimanale confermato
La mia lettura
🇬🇧 RIOLong
Rio Tinto
BUY
28 agosto
acquisto confermato
settimana chiusa il 28/08
Rientra in gioco: Londra era chiusa lunedì, e alla prima seduta utile è l'unica dei nove con mensile, settimanale e giornaliero tutti dalla stessa parte.
🇮🇹 PSTLong
Poste Italiane
SELL
28 agosto
acquisto confermato
settimana chiusa il 28/08
Meno 3,78%, il calo più ampio della coorte e fra i movimenti fuori scala della giornata. Il giornaliero è passato in vendita.
🇮🇹 TITLong
Telecom Italia
SELL
28 agosto
acquisto confermato
settimana chiusa il 28/08
Meno 3,61%, anche questo fuori scala, col giornaliero passato in vendita: due dei nove nascono ora con il piano corto dalla parte opposta.
🇺🇸 MSTRLong
Strategy
BUY
28 agosto
acquisto confermato
settimana chiusa il 28/08
Meno 6,06% nel giorno in cui l'azienda ha annunciato l'acquisto di altri 4.603 bitcoin: il titolo con la notizia è stato il peggiore della coorte.
Come la leggoMartedì ha ribaltato lunedì su questa coorte, ed è esattamente il motivo per cui una prima seduta buona non vale come conferma. I due nomi italiani, Poste Italiane e Telecom Italia, sono entrambi fra i movimenti fuori scala della giornata e hanno entrambi il giornaliero passato in vendita: due segnali settimanali che nascono con il piano di sotto dalla parte opposta partono in salita. Strategy ha perso il 6,06% pur essendo l'unico della coorte con una notizia societaria vera, il che dice quanto poco contassero ieri le notizie rispetto ai tassi. Quello che leggo meglio è Rio Tinto, che rientra dopo la chiusura di Londra ed è l'unico dei nove con mensile, settimanale e giornaliero tutti allineati: materie prime, nel giorno in cui le materie prime sono l'unica cosa che sale. Per la gestione del rischio il criterio resta quello di sempre — la qualità del setup di questa coorte è media su tutti e nove, quindi taglie contenute su tutta la lista.
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📅
CALENDARIO
I prossimi sette giorni

Le trimestrali della settimana: stasera tocca a Broadcom

Il calendario dei prossimi sette giorni sul nostro universo porta tre nomi, e il primo è il più pesante.

Mercoledì 2 settembre

Broadcom Long

Giovedì 3 settembre

Zscaler Long

Martedì 8 settembre

FuelCell Energy Short

Come la leggoBroadcom pubblica stasera dopo la chiusura americana, e arriva nel giorno in cui la tecnologia ha perso l'1,53% per un motivo che con i semiconduttori non c'entra nulla. È il tipo di appuntamento che può ribaltare l'umore di un comparto in una notte, nell'una o nell'altra direzione. Il nostro modello è long da cinque settimane e la posizione è in perdita del 13,58%, con un flip in vendita stampato sulla candela in formazione: è il caso in cui i conti arrivano proprio mentre il segnale sta decidendo se restare in piedi. Su Zscaler, che riporta giovedì, siamo long dalla sesta settimana con il 17,97%. La nota operativa è quella di sempre e vale doppio stasera: gli utili non spostano la resa media, allargano la dispersione. Su un titolo in pubblicazione la taglia si riduce, senza azzerarla e senza raddoppiarla.
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📈
STATI UNITI
I due panieri americani

Analisi tecnica di SPY e QQQ: la composizione spiega la differenza

SPY, l'ETF sull'S&P 500, ha ceduto lo 0,69%; QQQ, l'ETF sul Nasdaq 100, l'1,27%, quasi il doppio. La ragione sta nella composizione, e si misura. Nel paniere del Nasdaq la tecnologia pesa il 50,54%, le comunicazioni il 16,06% e il consumo discrezionale il 12,62%: quasi l'80% in tre comparti tutti in calo. L'energia, l'unico settore salito in modo netto, lì pesa lo 0,66% e i finanziari lo 0,24%; nel paniere dell'S&P 500 gli stessi due valgono il 4,02% e il 12,59%.

Il quadro tecnico è altrettanto diverso. SPY è in acquisto dalla ventiduesima settimana con il 12,12%, ha incassato tutte e tre le finestre di presa beneficio e sta a un rialzo del 2,31% dal proprio record, con il livello di uscita a soli tre quarti di punto sotto. QQQ è in acquisto dalla quarta settimana, il trade è sotto del 3,20%, nessuna finestra è stata raggiunta e il record dista un rialzo del 5,80%.

Come la leggoSono due trade opposti che si somigliano solo nella direzione. Il primo ha molto da proteggere e poco da guadagnare: copertura esaurita, Forza del Segnale a 7 su 100 — il valore più basso fra tutti i nostri trade aperti — e uno stop che sale ogni settimana e adesso è vicinissimo. Il secondo ha tutto davanti ma non ha mai preso spinta: qualità del setup a 34,5 contro 49,0, Forza a 17, e il prezzo che ieri è passato sotto il proprio livello d'ingresso. Su entrambi la price action dice la stessa cosa, e vale la pena guardarla: il prezzo sta sotto la propria zona di non operatività, quindi il sistema non propone ingressi finché non rientra sopra il bordo basso. E su QQQ c'è un dettaglio in più: la media mobile a 50 giorni, la banda mediana dell'Ichimoku e il prezzo medio ponderato sono tutti passati sopra i corsi nella stessa seduta. Tre supporti diventati resistenze in un giorno è la firma di un ribasso che ha ancora strada, ed è il motivo per cui su questo paniere la gestione del rischio conta oggi più della tesi.
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La sintesi del desk

Il quadro di fondo: il rischio si è spostato sul debito, e le obbligazioni non hanno protetto

Nessuna riunione formale di banca centrale ha segnato la giornata, ma il contesto pesa: sul mercato ha inciso il tono restrittivo del presidente della Federal Reserve, che ha sostenuto il dollaro e i rendimenti, mentre la Banca Centrale Europea resta pronta a una possibile mossa a settembre. Il dollaro si è rafforzato e l'euro è scivolato sotto quota 1,16.

Il cruscotto dello stress racconta uno spostamento ormai netto. La volatilità azionaria è cresciuta del 3,4% nella settimana ed è piatta sull'arco del mese; quella obbligazionaria sale invece del 9,7% in una sola settimana e dell'8% sul mese, lo spread fra Italia e Germania dell'8,6% ed è in aumento da quattro settimane consecutive, il rischio di coda del 12%. Tre misure di tensione allineate sul debito mentre l'indicatore più guardato di tutti resta immobile. Nella stessa direzione va il petrolio, su del 9,7% sull'arco di quattro settimane.

Il numero che continuiamo a sorvegliare è la partecipazione del mercato, cioè quanti titoli tengono davvero su l'indice: è scesa dell'11,4% in una sola seduta ed è in calo da tre settimane, per un totale del 4,7% sul mese. È il movimento più grande di tutta la tavola macro, e dice che i prezzi di ieri li hanno tenuti in pochissimi.

Cosa trovate qui. Chi cerca di capire come si gestisce il rischio nel trading — stop, stop al pareggio, trailing, e la dichiarazione degli stop superati — o come si leggono le figure sui grafici (doppio minimo, bande di Bollinger, nuvola di Ichimoku, price action), qui trova il diario di trading del desk: pubblicato ogni mattina prima dell'apertura americana, con la posizione del nostro modello su ogni titolo citato.

Le edizioni precedenti
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